Nella Santa Messa, dopo la lettura del prefazio da parte del celebrante, si canta il “santo”. Un errore comune è cantare “Santo è il Signore”. Questo diffuso sbaglio è nato principalmente dall'adattamento musicale del famosissimo Santo composto da padre Michele Bonfitto. Sebbene nella partitura originale il frate avesse inserito il testo corretto, l'orecchio dei fedeli ha col tempo aggiunto spontaneamente quella "è" per legare meglio la melodia. Ma i motivi principali per cui questa variazione è sbagliata e non va usata sono tre:
1) il testo del Santo è una citazione diretta della Parola di Dio (Is 6, 3 e Ap 4,8: Santo, Santo, Santo il Signore);
2) il verbo "è" trasforma una formula di pura adorazione in una constatazione o in un enunciato dottrinale. Dire "Santo il Signore" significa acclamare direttamente la Sua persona: la Santità si identifica totalmente con il Suo stesso Nome. È il grido di stupore delle schiere angeliche che riconoscono la maestà divina. Dire "Santo è il Signore" sposta la frase sul piano della semplice descrizione o spiegazione catechistica (come a dire: "il Signore ha la caratteristica di essere santo"), depotenziando la forza mistica dell'acclamazione rituale.
3) I testi dell'Ordinario della Messa (Kyrie, Gloria, Credo, Santo, Agnus Dei) sono fissati rigidamente dal Messale Romano. La Chiesa richiede che le parole di queste preghiere non vengano alterate, modificate o parafrasate a piacimento. I canti scelti per la liturgia devono "cantare la Messa" (ossia rivestire di musica i testi ufficiali) e non semplicemente "cantare durante la Messa" testi alternativi o storpiati.
Dal Messale, per il triduo pasquale:
Giovedì Santo
Venerdì Santo
Sabato Santo
Pasqua di risurrezione